certificazione 14001

Certificazione 14001: perché è importante per l’ambiente

La certificazione 14001 raccoglie degli standard qualitativi ambientali alle quali le aziende e le organizzazioni devono conformarsi, per vedersi attribuire tale riconoscimento. In altre parole, l’azienda o l’organizzazione stabilisce di attuare e migliorare un proprio sistema di gestione ambientale, garantendo una conformità alle norme di legge, la gestione ambientale in modo efficace ed efficiente, e consentendo di individuare e pianificare gli interventi di miglioramento attraverso il monitoraggio dei risultati ambientali in materia di territorio.

Nell’iter che consente di diventare una azienda certificata UNI EN ISO 14001 vengono fissate anche le responsabilità specifiche in materia ambientale.

La certificazione, una volta attribuita, sigla l’impegno preso nel definire, applicare e mantenere attive le condizioni che hanno concesso il conseguimento di tale traguardo. Ciò significa che l’azienda è chiamata a rispettare con continuità gli standard e i requisiti imposti.

Vantaggi della certificazione 14001

Il conseguimento di tale certificazione è vantaggioso sotto molti punti di vista.

Tra i vantaggi principali vi è quello per l’ambiente. Attuare un Sistema di Gestione Ambientale significa un utilizzo cosciente delle risorse. La capacità di riconoscere il proprio impatto ambientale permette di applicare strategie coerenti per un minor inquinamento di suolo, aria e acqua. Garantendo così, non solo un operato più consapevole ma anche più sostenibile.

Un altro vantaggio lo possiamo ritrovare nel riflesso che tale certificazione ha sull’immagine aziendale, in considerazione dell’aumentata sensibilità ambientale dell’opinione pubblica. Oltre all’accrescimento del valore che comporta tale riconoscimento, si acquisisce anche maggior autorevolezza nell’ambito del posizionamento sul mercato. La certificazione 14001 infatti, permette di

  • accedere a gare di appalto per le quali tale certificazione è citata come requisito essenziale;
  • abbattimento dei costi ambientali diretti e indiretti;
  • maggior efficienza a livello sia operativo che direttivo, con conseguente risparmio economico.

Infine, e non per importanza, vi è il vantaggio per i clienti. Affidarsi ad un’azienda certificata per le proprie partnership consente di massimizzare gli sforzi in ambito di tutela ambientale.

Del Gruppo Porcarelli, sono dotate della certificazione UNI EN ISO 14001:2015 le società: Porcarelli Gino & CO. (impianti di trattamento rifiuti), Logistica Ambientale (società di servizi) e Ricicla Centro Italia (impianto per la valorizzazione ed il commercio di carta e cartone).

L’efficienza organizzativa portata dalla certificazione dei sistemi di gestione qualità e ambiente deriva anche e soprattutto dal coinvolgimento dei diversi livelli dell’organizzazione nel raggiungimento di un obiettivo comune e dalla standardizzazione di gran parte delle procedure interne.

L’adozione di un sistema di certificazione ambientale è un vero e proprio strumento di gestione e controllo degli impatti negativi sull’ambiente (con opportunità di riduzione degli sprechi energetici e di materie prime) e dei propri obblighi di legge sia in termini di rispetto delle scadenze sia per quanto riguarda il recepimento degli aggiornamenti legislativi. In più, tali sistemi determinano uno stimolo a innovare attraverso l’attivazione di nuovi investimenti per consentire il bene comune partendo dall’ambiente.

team logistica ambientale

Team Logistica Ambientale: weekend di vittorie!

Il weekend appena trascorso ha visto le vittorie di Chinellato e Attolini in Umbria.

Con due fughe solitarie sia Attolini che Chinellato si aggiudicano il Trofeo Biesse Medica a Mocaiana.

Gara molto veloce quella riservata alla categoria esordienti, che ha visto vincitore Chinellato, sin dalle prime battute con scatti e controscatti, ma nel finale è il portacolori del Team laziale a trovare i tempi giusti e a giungere tutto solo al traguardo dopo 10 km da solo. Bene i suoi compagni di squadra Alonzo e Colaceci al rientro oggi dopo un lungo stop per un problema fisico.

Tra gli allievi, invece, gara sempre all’attacco per i ragazzi del Team Logistica Ambientale con Zezza e Caon tra i più attivi. A 15 km dall’ arrivo a provarci è Attolini che coglie il momento giusto e guadagna subito sul gruppo. Il corridore guidato da Caruso ci crede e arriva da solo a braccia alzate .

“Dopo la vittoria in Toscana e i tanti piazzamenti sapevamo che Mattia Chinellato poteva regalarci un’altra vittoria e non ci ha deluso – ha commentato il DS Marco Caruso – ha colto il momento giusto ed ha vinto in solitudine dimostrando tutte le sue doti.  Attolini ha dimostrato di essere un ottimo corridore e oggi con astuzia e forza ha conquistato una vittoria importante che ci fa ben sperare per il futuro. Questa due vittorie danno tanto morale ai ragazzi, speriamo arrivino ancora altre vittorie.”

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L’importanza degli impianti che riciclano carta e cartone: intervista all’Ing. Francesco Sicilia Direttore Generale di Unirima

Il settore della raccolta e del recupero di carta e cartone è un comparto storico dell’industria green in Italia. Per raccontare l’importanza degli impianti di produzione di materie prime secondarie abbiamo intervistato l’Ing. Francesco Sicilia, direttore generale di Unirima.

Iniziamo parlando di cosa è UNIRIMA l’Unione Nazionale Imprese Recupero e Riciclo Maceri e dell’importanza di fare Associazionismo in questo settore.

UNIRIMA è un’associazione di categoria autonoma nata dalla fusione di Unionmaceri e Federmacero per dare voce unitaria alle due anime del settore ovvero gli “Impianti di Recupero/ Riciclo carta” e “Commercianti di carta da macero” e rappresentare e tutelare le imprese attive nel settore della raccolta e del recupero, riciclo e commercializzazione della carta da macero. Le principali attività delle imprese associate sono pertanto:

  • la gestione degli impianti di trattamento rifiuti autorizzati alle operazioni di recupero/riciclo per la produzione di carta materia prima – end of waste (c.d. “carta da macero”) ai quali vengono conferite le raccolte differenziate di carta e cartone provenienti sia dai Comuni che dalle attività commerciali, artigianali, industriali e di servizi;
  • il commercio della “carta da macero”.

La rappresentanza istituzionale è uno strumento fondamentale per porsi come interlocutori credibili nei confronti dei soggetti pubblici e privati per sostenere, promuovere e tutelare le istanze degli associati. L’associazione consente ai rappresentanti delle imprese di essere presenti in ambito nazionale ed internazionale ai più importanti tavoli istituzionali del settore, sia tecnici che politici.

Quale è il ruolo degli impianti che riciclano la carta ed il cartone come Ricicla Centro Italia, l’impianto di Monte Compatri del Gruppo Porcarelli nell’ambito della economia circolare?

Il settore del trattamento dei rifiuti di carta e cartone annovera in Italia circa 600 impianti di recupero/riciclo ai quali vengono conferite le raccolte differenziate di carta e cartone provenienti dai Comuni e dalle attività economiche. La loro localizzazione è piuttosto capillare ed omogenea, infatti, in termini di rapporto tra il numero di abitanti e quello degli impianti, il dato fra Nord, Centro e Sud è pressoché identico. Il nostro Paese ha superato con dieci anni di anticipo il tasso di riciclo degli imballaggi cellulosici fissato all’85% dalla Comunità Europea da raggiungere entro il 2030. Il valore quest’ultimo che si colloca ben al di sopra della media europea, a dimostrazione di come le imprese italiane del settore siano efficienti. Gli impianti del riciclo della carta, come appunto Ricicla Centro Italia, rappresentano il centro nevralgico dell’economia circolare e producono un vero e proprio valore aggiunto su scala internazionale per il nostro Paese.

Come sta cambiando il vostro settore e quali saranno le prossime sfide che dovrete affrontare?  

Occorre garantire alle imprese la possibilità di innovare, partendo soprattutto da un consistente ammodernamento impiantistico. Si tratta di una condizione irrinunciabile per raggiungere e conseguire gli obiettivi fissati dal Pnrr. Non è inoltre più rinviabile sviluppare una maggiore concorrenza, colmando il divario di competitività che su molti fronti ancora separa l’Italia dal resto d’Europa; occorre, pertanto, intervenire per ridurre le rendite monopolistiche assicurando dinamiche competitive ed agendo sulle criticità connesse alla mancata piena applicazione del principio di concorrenza, che ha un valore cruciale nel settore del recupero e del riciclo. La semplificazione del quadro normativo e amministrativo, la tutela del mercato e gli investimenti nell’innovazione degli impianti di recupero di materia prima secondaria/end of waste dai rifiuti, restano quindi gli obiettivi principali.

Cosa si sente di dire, ai cittadini, agli operatori del settore ed alla classe politica per facilitare le attività di questi impianti che, ricordiamolo, svolgono servizio di pubblica utilità?

Sono necessari percorsi di sensibilizzazione rispetto all’economia circolare, con spazi formativi ad hoc a partire dalle scuole. Si costruiscono così le fondamenta per sviluppare, diffondere e consolidare corretti comportamenti civici e la consapevolezza di come il recupero di materia sia un fattore determinante per l’ambiente e per la nostra economia. Nel complesso, a livello istituzionale e politico, occorre che dalle politiche e dai principi generali si passi a creare condizioni operative che permettano la concreta attuazione delle azioni necessarie alla transizione verso un’economia circolare. Il baricentro di questo processo deve risiedere nella concorrenza, che ha un valore cruciale nel settore della gestione dei rifiuti, nella misura in cui è idonea a garantire adeguati sbocchi di mercato a input produttivi che, realizzati attraverso le attività di recupero e riciclo, possono sostituire input realizzati in materia prima vergine. Questo modello circolare contribuisce a rendere più efficiente l’utilizzo di risorse scarse, garantire competitività e il rispetto degli obiettivi fissati dalle direttive europee.

Dichiarazione ambientale cos'è

Cos’è la Dichiarazione Ambientale di un’attività produttiva?

La Dichiarazione Ambientale comunica l’impatto e gli obiettivi ambientali che ha un’azienda. Tale dichiarazione è definita in base al Regolamento CE 1221/2009 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 25 novembre 2009, in cui vi è un sistema comunitario di ecogestione e audit denominato EMAS, al quale può aderire volontariamente qualsiasi Organizzazione che intenda valutare e migliorare le sue prestazioni ambientali e comunicarle al pubblico.

Come aderire al regolamento EMAS

L’organizzazione o l’azienda che intende aderire al Regolamento EMAS è tenuta a svolgere i seguenti compiti:

  • Effettuare l’analisi ambientale con la quale viene stabilita la posizione iniziale dell’organizzazione rispetto alle condizioni ambientali;
  • Stabilire la propria politica ambientale cioè gli obiettivi ed i principi generali di azione rispetto all’ambiente, definendo il quadro di riferimento per fissare obiettivi specifici e traguardi;
  • Elaborare il programma ambientale che contiene una descrizione delle misure adottate per raggiungere gli obiettivi specifici ed i traguardi, conseguenti alla politica ambientale;
  • Implementare ed attuare il sistema di gestione ambientale, conforme alla norma ISO 14001, che consente di sviluppare, mettere in atto, realizzare e mantenere la politica ambientale;
  • Effettuare l’auditing, cioè svolgere una valutazione sistematica, periodica, documentata e obiettiva delle prestazioni dell’organizzazione, del sistema di gestione ambientale e dei processi destinati a proteggere l’ambiente;
  • Redigere la Dichiarazione ambientale, rivolta al pubblico, che comprende informazioni relative a:
    • storia del sito;
    • politica ambientale;
    • descrizione delle attività dell’Organizzazione;
    • compendio di dati relativi all’analisi ambientale effettuata sul sito;
    • tutti gli aspetti ambientali rilevanti.

La Dichiarazione ambientale viene sottoposta a validazione da parte di Verificatori accreditati e viene inviata all’Organismo competente, che provvede all’iscrizione del sito nel registro europeo dei siti conformi al regolamento CEE, e autorizza contemporaneamente la pubblicazione della dichiarazione ambientale validata e l’utilizzo del logo.

La Logistica Ambientale, società di servizi del Gruppo, nella scelta di aderire ai Regolamenti Emas CE 1221/2009, UE 1505/2017 e UE 2018/2026, ha confermato l’impegno che l’azienda mette nella salvaguardia dell’ambiente ed il suo contributo per la tutela del patrimonio naturale. Pertanto, in data 10/02/2022 ha redatto la nuova Dichiarazione Ambientale (scoprila cliccando qui). Oltre alla presa in carico delle Migliori Pratiche di Gestione Ambientale (BEMP) promosse con la Decisione 2020/519/UE, l’azienda punta a migliorare le prestazioni nella gestione dei rifiuti in accordo agli altri dettati comunitari, Direttiva 2008/98/CE con in primis i principi di economia circolare in Italia recepiti dai D. Lgs. 116 – 120/2020.

MUD 2022

MUD 2022: cosa cambia dal 21 Maggio

Il MUD 2022, approvato con il D.P.C.M. del 17 dicembre 2021, va presentato tramite via telematica o via PEC entro il 21 maggio 2022. Il Modello Unico di Dichiarazione Ambientale (MUD) è una comunicazione che enti ed imprese devono presentare annualmente, nella quale indicare la quantità e la tipologia di rifiuti che hanno prodotto e/o gestito nel corso dell’anno precedente. Il MUD si articola in sei Comunicazioni, come disposto dalla legge 25 gennaio 1994 n. 70,  che identificano le tipologie di rifiuti per cui è necessario presentare il modello.

1. Comunicazione Rifiuti;
2. Comunicazione Veicoli Fuori Uso;
3. Comunicazione Imballaggi, composta dalla Sezione Consorzi e dalla Sezione Gestori Rifiuti di imballaggio;
4. Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche;
5. Comunicazione Rifiuti Urbani, assimilati e raccolti in convenzione;
6. Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche.

Chi deve presentare il MUD

L’art. 189, commi 3 e 4 del D.Lgs. 152/2006, indica i soggetti, che restano invariati rispetto a quanto previsto per gli anni precedenti, obbligati alla presentazione del MUD:

  • Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto dei rifiuti;
  • Commercianti ed intermediari di rifiuti senza detenzione;
  • Imprese ed enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti;
  • Imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
  • Imprese ed enti che hanno più di dieci dipendenti e sono produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali, da lavorazioni artigianali e da attività di recupero e smaltimento di rifiuti, fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi;
  • I Consorzi e i sistemi riconosciuti, istituiti per il recupero e riciclaggio di particolari tipologie di rifiuti, ad esclusione dei Consorzi e sistemi istituiti per il recupero e riciclaggio dei rifiuti di imballaggio che sono tenuti alla compilazione della Comunicazione Imballaggi;
  • I gestori del servizio pubblico di raccolta, del circuito organizzato di raccolta di cui all’articolo 183 comma 1 lettera pp) del D.lgs. 152/2006, con riferimento ai rifiuti conferitigli dai produttori di rifiuti speciali, ai sensi dell’articolo 189, comma 4, del D.lgs. 152/2006.

Le principali novità nel 2022

Se le modalità e le sanzioni per la mancata o inesatta trasmissione del MUD sono le stesse, ci sono alcune novità per quanto riguarda il modello e nuove informazioni da trasmettere:

  • Nuovo Modello allegato al D.P.C.M. 17 dicembre 2021 che sostituisce quello allegato al D.P.C.M. 23 dicembre 2020;
  • Inserimento nella Sezione Anagrafica di una nuova schedaRiciclaggio” da compilarsi da parte di tutti i soggetti che effettuano operazioni di preparazione per il riutilizzo e/o riciclaggio finale sui rifiuti urbani e/o rifiuti di imballaggio o su rifiuti derivanti da pretrattamenti di rifiuti urbani e/o rifiuti di imballaggio anche di provenienza non urbana, che producono materie prime seconde, end of waste, prodotti e materiali dall’attività di recupero;
  • Tra i soggetti tenuti alla presentazione e compilazione della Comunicazione Rifiuti Urbani, sono stati inseriti i soggetti che per effetto dell’art. 198, comma 2-bis del Dlgs 152/2006, si occupano della raccolta di rifiuti urbani (art. 183, comma 1, lettera b ter), punto 2) conto terzi presso le utenze non domestiche che dovranno compilare alcune parti della Comunicazione, in particolare il “modulo RT-non Pub” (rifiuti raccolti al di fuori del servizio urbano di raccolta) allegato alla scheda RU;
  • La scheda “CG- costi di gestione” della Comunicazione Rifiuti Urbani è stata revisionata per garantire una maggiore facilità nella compilazione: in particolare è stata data la possibilità di inserire valori con tre cifre decimali e di inserire valori negativi ad alcune voci;
  • Sono state apportate integrazioni alle ISTRUZIONI, con particolare riguardo alle indicazioni per la compilazione delle nuove schede implementate e per chiarire meglio la definizione riguardante i rifiuti urbani di cui all’art. 183, comma 1, lettera b ter), punto 2) del Dlgs 152/2006.

Hai bisogno di assistenza per la compilazione del MUD?

Logistica Ambientale, società di servizi del Gruppo Porcarelli, grazie ad un team di esperti offre il servizio di Assistenza Ambientale. L’assistenza da parte del nostro personale spazia su diverse attività, tra queste vi è la compilazione annuale della denuncia dei rifiuti prodotti e smaltiti. Contattaci per maggiori informazioni (clicca qui).

Sicurezza sui luoghi di lavoro

Gruppo Porcarelli e sicurezza nei luoghi di lavoro

La forza di Gruppo Porcarelli è il valore dei suoi dipendenti che, ad oggi, sono oltre 300. In occasione della giornata internazionale della Sicurezza sui Luoghi di Lavoro abbiamo intervistato l’ASPP del Gruppo, il Dottor Daniele Campanari, che si occupa della sicurezza dei dipendenti.

Iniziamo con il suo ruolo in Gruppo Porcarelli. Cosa fa qui?

In Gruppo Porcarelli ricopro il ruolo di Addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione e svolgo i seguenti compiti:

  • individuazione dei fattori di rischio, valutazione dei rischi e individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro;
  • Elaborazione delle misure preventive e protettive e dei sistemi di controllo di tali misure;
  • Elaborazione delle procedure di sicurezza per le varie attività aziendali;
  • Pianificazione ed erogazione dei programmi di informazione e formazione ai lavoratori;

Cosa pensa degli infortuni e delle malattie professionali e come, secondo lei, si sono evolute durante questo periodo di pandemia?

Se mettiamo a confronto i dati italiani degli ultimi 2 anni, le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto INAIL tra gennaio e settembre sono state 396.372 (+8,1% rispetto allo stesso periodo del 2020), 910 delle quali con esito mortale (-1,8%). Inoltre, a livello nazionale, risultano in aumento le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 40.470 (+27,7%), dati fortemente influenzati dall’emergenza Coronavirus. Per abbassare tali eventi è necessaria una sensibilizzazione maggiore dei lavoratori sulla tematica della sicurezza, mediante un’adeguata formazione e maggior controllo da parte dei preposti sull’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale.

Secondo lei formazione, sorveglianza e prevenzione possono fare la differenza per contrastare gli infortuni?

Assolutamente sì, le sbagliate abitudini lavorative e la scarsa percezione del rischio determinano molto spesso infortuni che sarebbero evitabili. Per correggere tali atteggiamenti bisogna intervenire con idonee ed efficaci azioni di prevenzione, garantendo il coinvolgimento di tutte le figure aziendali attraverso un planning nel quale siano individuate le priorità di intervento, (richiami formativi, addestramento, elaborazione di istruzioni operative).

Cosa pensa del DL 146/2021 e dei numerosi dubbi interpretativi che sono emersi?

Sicuramente sono state introdotte modifiche rilevanti, tra cui la formazione del datore di lavoro e il rafforzamento della figura del preposto.

Per quanto riguarda la prima modifica è stata inserita l’obbligo della formazione del datore di lavoro, per cui oltre ad essere responsabili, come lo sono ora, saranno anche formati.

Per le modalità, la durata e i contenuti minimi di formazione attendiamo il nuovo Accordo Stato Regioni.

Per la modifica dell’art. 19 del D.Lgs. 81/08, che rafforza la figura del preposto, sottolineo l’obbligo di individuazione dello stesso che riduce il cosiddetto fenomeno dei “preposti di fatto”, e che ha determinato la responsabilità penale di soggetti del tutto ignari di tale condizione, senza aver ricevuto alcun specifico incarico e l’adeguata formazione aggiuntiva.

Dopo aver predisposto il DVR, nominato un RSPP, formato il personale e fatto le visite mediche, cosa altro può o deve fare un datore di lavoro per evitare un infortunio?

Ovviamente un’adeguata valutazione dei rischi con la scelta e l’applicazione di adeguate misure di prevenzione e protezione è fondamentale. Un DL per diminuire ulteriormente tali eventi dovrebbe:

  • Investire sulle migliori tecnologie per la prevenzione e protezione dai rischi;
  • Coinvolgere le figure aziendali (dirigenti e preposti) nelle attività per la prevenzione e protezione dai rischi;
  • Mantenere alto il livello di attenzione e di controllo su tutti processi aziendali.

Gruppo Porcarelli come contrasta il pericolo di infortuni?

Diffondiamo ai lavoratori una corretta consapevolezza del proprio ruolo, la cultura della salute e sicurezza e l’importanza della prevenzione, attraverso la formazione e l’addestramento. La promozione di comportamenti idonei è, sicuramente, la carta vincente per assicurare la tutela della salute nei luoghi di lavoro. Inoltre, cerchiamo di implementare le modalità di formazione adatte a tutti i dipendenti del Gruppo, mantenendo sempre alto il livello di attenzione dei discenti mediante: focus group, lavori di gruppo, casi studio ed esercitazioni.

Gruppo Porcarelli

Gruppo Porcarelli e le iniziative per l’ambiente

Le aziende del Gruppo Porcarelli sono presenti con la loro attività in tutta la filiera dell’economia circolare. Dalla raccolta al trasporto fino alla valorizzazione delle materie prime, il Gruppo ha sempre consentito la tracciabilità di tutta la vita del rifiuto.

Oltre al principio cardine “dare valore ai rifiuti”, Gruppo Porcarelli ha implementato l’amore per l’ambiente tramite diverse iniziative:

  • Il progetto Treedom;
  • L’ammodernamento del parco automezzi della Logistica Ambientale;
  • Contribuendo a raggiungere l’obiettivo europeo di riciclaggio di carta e cartone;
  • Il credere fin dall’inizio al CSS, per il recupero dei rifiuti speciali e rifiuti urbani non pericolosi;
  • Implementando negli impianti nuove tecnologie per raggiungere obiettivi ecosostenibili;
  • Impegnandoci in progetti di formazione scolastica per coadiuvare nella formazione i giovani nei progetti green.

Il progetto Treedom

In collaborazione con Treedom abbiamo deciso di restituire all’Ambiente una parte di ciò che, inevitabilmente, con azioni quotidiane gli viene sottratto. Questa foresta nasce dalla volontà di dare un aiuto concreto al nostro Pianeta, sia dal punto di vista ambientale che sociale.

Attualmente abbiamo due foreste: Gruppo Porcarelli e Logistica Ambientale per Henkel.

La prima foresta, Gruppo Porcarelli, è in Guatemala ed è, ad oggi, formata da 500 alberi. Questo numero verrà rigenerato di anno in anno per ridurre le emissioni di CO2, offrire un’alternativa sostenibile alla monocultura e tutelare la biodiversità locale. Oltre al lato ambientale abbiamo pensato anche al lato sociale: stiamo contribuendo, coinvolgendo circa 80 contadine, alla creazione di opportunità non solo alimentari ma anche economiche e sociali delle donne all’interno della comunità.

La seconda foresta, Logistica Ambientale per Henkel, è nata dalla partnership tra le aziende, si trova in Ecuador e ha un numero iniziale di 50 alberi. Attraverso il processo di fotosintesi degli alberi si sottrae naturalmente la Co2 dall’atmosfera, dove questa si accumula a causa di diversi fattori, tra cui l’operato dell’uomo. Ciò per cercare di ovviare alla naturale emissione di Co2 proveniente dalle aziende, con la creazione di una nostra foresta e, da ora, una foresta volta a celebrare l’impegno di Logistica Ambientale ed Henkel.

L’ammodernamento del parco automezzi di Logistica Ambientale

La Logistica Ambientale, società di servizi del Gruppo, si occupa anche del trasporto dei rifiuti. Proprio per la quantità di rifiuti gestiti, 216.500 tonnellate nel 2021, ci occupiamo del continuo ammodernamento del parco automezzi. Utilizzare mezzi di nuova tecnologia a basso rilascio di emissioni aiutano i delicati equilibri ambientali ci rende ancora più sostenibili . Questa è una delle tante propositive iniziative ambientali che ci hanno permesso di raggiungere la medaglia d’oro Ecovadis nel marzo 2022 per Logistica Ambientale.

Il CSS e l’implementazione di nuovi impianti per il raggiungimento di obiettivi ecosostenibili

Il CSS rappresenta una fonte energetica alternativa a basso contenuto di carbonio, meno impattante sIl CSS rappresenta una fonte energetica alternativa a basso contenuto di carbonio, meno impattante sull’ambiente rispetto al carbone, al gas e al petrolio. Una delle attività dell’azienda madre del nostro Gruppo, la Porcarelli Gino & Co., è finalizzata al recupero di materie prime ed alla produzione di Combustibili Solidi Secondari (CSS). Con Eco.Ge.Ri., nel nuovo impianto in partenza a Finale Emilia (MO), ci occuperemo della produzione di CSS di altissima qualità. (Leggi di più sull’impianto cliccando qui).

Obiettivo di riciclo di carta e cartone raggiunto

Nel 2020 il tasso di riciclo degli imballaggi di carta e cartone in Italia è arrivato all’87,3%. L’obiettivo europeo è fissato all’85% al 2035. Possiamo asserire di aver raggiunto tale traguardo anche grazie al nostro impianto.
Oltre 70.000 tonnellate di rifiuti cartacei annualmente vengono valorizzati nel nostro impianto Ricicla Centro Italia attraverso un processo di selezione, cernita e raggruppamento per frazioni merceologicamente similari, ottenendo materie prime secondarie da destinare alle cartiere nazionali ed estere per la produzione di nuova carta.

Progetti di formazione scolastica

Tutto il Gruppo partecipa attivamente alla formazione di studenti per prepararle ad un mondo sostenibile . In basso la foto dei ragazzi che a completamento del Corso di Alta Formazione in Urban Mining ed Economia Circolare per la Produzione di Materie Prime Secondarie organizzato dalla Sapienza Università di Roma hanno visitato il nostro impianto di Ricicla Centro Italia.

team logistica ambientale

Team Logistica Ambientale: continuano le corse dei nostri ragazzi

I ragazzi del Team Logistica Ambientale stanno affrontando la stagione con grinta e passione.

Mentre gli allievi e gli esordienti hanno corso a Piana di Monteverna, in Campania,  gli juniores hanno partecipato al prestigioso Gp dei Colli Marignanesi a San Giovanni in Marignano a Ravenna.

Dopo la vittoria nel beneventano di domenica 27 marzo, ancora la Campania ha visto correre gli esordienti e gli allievi del Team laziale. Gli juniores, invece, hanno corso in Emilia Romagna nel ravennate, una gara ormai appuntamento fisso di inizio stagione e dove negli anni i ragazzi hanno sempre ben figurato.

“Per gli esordienti e gli allievi non sarà una corsa facile soprattutto dopo la vittoria e i piazzamenti di domenica scorsa – ha commentato il DS Marco Caruso, prima di partecipare alle gare – ma sono sicuro che andranno in Campania per far bene e non sarei sorpreso se riuscissero a regalarci la seconda vittoria stagionale. Con gli juniors iniziamo con le trasferte, ma il Gp dei Colli Marignanesi è una classica della prima parte di stagione e non possiamo mancare, visto che al via della corsa ci saranno i più forti atleti della categoria. Andremo coscienti che non sarà facile ma cercheremo di ben figurare.’’

Che dire, in bocca al lupo per la nuova stagione ragazzi!

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End of Waste: quando un rifiuto smette di essere tale

La nozione di End of Waste nasce in ambito comunitario con la direttiva 2008/98/CE del 19 novembre 2008, direttiva quadro in materia di rifiuti.

Un rifiuto cessa di essere tale quando è stato sottoposto ad un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio, e soddisfi tutti criteri specifici stabiliti dall’art. 6 della direttiva quadro, come modificata dalla Direttiva 2018/851/UE, di seguito riportate:

  • “La sostanza o l’oggetto sono destinati ad essere utilizzati per scopi specifici;
  • Esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto;
  • La sostanza o l’oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti;
  • L’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana.

Soddisfatte contestualmente tutte le condizioni, il rifiuto risultante dal processo di recupero non è più tale in quanto è oggettivamente divenuto un prodotto.”

Nel recepire la direttiva 2008/98, nel Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è stata introdotta la disposizione di cui all’art. 184-ter, “Cessazione della qualifica di rifiuto”. Il quale oltre a riportare i punti della direttiva sopra citati, dispone al comma 2 che: “L’operazione di recupero può consistere semplicemente nel controllare i rifiuti per verificare se soddisfano i criteri elaborati conformemente alle predette condizioni.”

In conclusione “la sottoposizione del rifiuto ad un’operazione di recupero affinché possa cessare di essere tale, deve essere intesa quale operazione il cui principale risultato è quello di permettere al rifiuto di svolgere un ruolo utile, sostituendo altri materiali che sarebbero rimasti utilizzati per assolvere ad una particolare funzione all’interno dell’impianto o nell’economia generale” (Cass. Pen. N. 19211 del 21 aprile 2017).

Normative in materia di end of waste

Negli ultimi due anni sono intervenuti tre significativi interventi legislativi alla materia dell’End of Waste:

  • Il DL Sblocca Cantieri (DL 32/2019 convertito con modificazioni dalla legge 14 giugno 2019 n. 55) che aveva riformato il precedente testo normativo riguardo l’applicazione delle disposizioni normative a cui riferirsi, in attesa dell’emanazione di decreti ministeriali da parte del Ministero dell’Ambiente per la definizione dei criteri da adottarsi per determinare quando un rifiuto poteva cessare dall’essere considerato tale ed acquisire la qualifica di “end of waste”. Inoltre, era sottolineata la possibilità di includere se necessario valori limite per le sostanze inquinanti e tenendo conto di tutti i possibili effetti negativi sull’ambiente della sostanza o dell’oggetto.
  • Il DL Crisi aziendali (DL 101/2019 convertito all’art. 14-bis), in cui:
    • viene sostituito il criterio della “destinazione” con quello del comune utilizzo per scopi specifici;
    • vengono definiti i criteri di valutazione per il rilascio delle autorizzazioni per lo smaltimento ed il recupero dei rifiuti;
    • vengono definiti i criteri di valutazione delle imprese in possesso di certificazione ambientale;
    • si definiscono i criteri per la ricerca e la sperimentazione;
    • ed infine si delinea l’autorizzazione integrata ambientale – AIA.
  • Il DL Semplificazioni (DL 77/2021) o Decreto Semplificazioni torna in modifica della disciplina dell’End of Waste, sulla cessazione della qualifica di rifiuto apportando una nuova modifica all’art. 184 ter, di seguito elencate:
    • comma 3: in cui si delinea l’obbligatorio e vincolante parere dell’ISPRA o dell’Agenzia regionale di protezione ambientale territorialmente competente al rilascio dell’autorizzazione al recupero dei rifiuti;
    • comma 3-ter: soppressi il secondo e terzo periodo che riguardavano i riferimenti al procedimento di controllo;
    • commi 3-quater e 3-quinquies abrogati. Quest’ultimi riguardavano lo snellimento della procedura per le autorità competenti.

Bonifica siti inquinati

Bonifica dei siti inquinati: decreto “semplificazioni bis”

La bonifica dei siti contaminati è un procedimento complesso, nel quale sono coinvolti aspetti tecnici, normativi, ambientali, economici e sociali. Il ripristino delle aree è una questione legata alla salute umana, alla tutela degli ecosistemi e anche un’opportunità di recupero e valorizzazione di aree degradate. Spesso non è facile né veloce l’applicazione del principio “chi inquina paga” e molte bonifiche si sono trovate ferme per lungo tempo.

Proprio per questo la normativa si è adeguata ad agevolare le attività di bonifica. Infatti, con la legge n.120 dell’11 settembre 2020 (conversione del cosiddetto decreto Semplificazioni) sono stati affrontati alcuni dei temi più urgenti a livello di procedure di bonifica. I temi più complessi, come ad esempio la modifica di allegati tecnici del Testo unico ambientale, sono stati delegati al Governo e quindi al Ministero della Transizione ecologica tramite la Direzione generale risanamento ambientale.

Con questo decreto sono state definite delle procedure per una più rapida esecuzione delle attività di indagine circa lo stato di potenziale contaminazione attraverso una speciale procedura “ristretta”. Ciò ha consentito ai soggetti interessati al riutilizzo e alla valorizzazione dell’area, di presentare congiuntamente sia gli esiti della caratterizzazione sia quelli dell’analisi di rischio. Tra le semplificazioni è presente anche la possibilità di rilasciare il certificato di avvenuta bonifica anche per la sola matrice suolo, per quei casi in cui sia riscontrata l’impossibilità di interferenza con le acque sotterranee.

Decreto Semplificazioni bis del 29 luglio 2021 n. 108

Con l’introduzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è stato necessario l’inserimento di modifiche normative votate al raggiungimento degli obiettivi poste dal Governo. Ciò si è tradotto nel più recente decreto semplificazioni convertito con la legge 29 luglio 2021, n. 108. Tra le novità di maggior rilievo, ci sono snellimenti procedurali negli iter amministrativi, come la certificazione di avvenuta bonifica anticipata per specifiche matrici ambientali nei casi in cui gli obiettivi per la bonifica del suolo, sottosuolo e materiali di riporto siano raggiunti anticipatamente rispetto a quelli previsti per la falda. Inoltre, sono state introdotte modifiche volte a facilitare la realizzazione di progetti che non dovranno più richiedere la preventiva autorizzazione del Ministero della Transizione ecologica qualora essi non presentino rischi sanitari o ambientali.

Un altro tema, nel quale sono stati fatti molti passi avanti, è quello dei cosiddetti siti orfani, aree da bonificare per le quali il responsabile della contaminazione non è individuabile o non sia possibile imputargli i costi della bonifica. Per incentivare azioni virtuose sono stati stanziati 500 milioni di euro. L’obiettivo è di riqualificare i siti inquinati affinché, oltre ai benefici in termini di tutela del capitale naturale e riduzione degli impatti sulla biodiversità, possano rappresentare una risorsa per lo sviluppo economico favorendo il riuso del suolo e il reinserimento dei siti bonificati nel mercato immobiliare.

L’intervento normativo punta oggi, quindi, a semplificare e ad agevolare le procedure con l’effetto di consentire l’avvio di nuove attività, anche commerciali, mantenendo però al tempo stesso le garanzie esistenti a tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente.

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