Produzione CSS Gruppo Porcarelli

Il processo di produzione del CSS in impianto: intervista al Dr Antonio Covello

La produzione del CSS è regolata da vari processi che permettono la corretta commercializzazione dello stesso. Ma quali sono le corrette azioni che un impianto deve eseguire per permettere che tale processo possa avere luogo? Ne parliamo con il Dott. Antonio Covello, Responsabile degli Impianti di Roma di Porcarelli Gino & Co.

  1. Partiamo dal suo ruolo in Gruppo Porcarelli.

Lavoro con il Gruppo Porcarelli da sei anni e il mio percorso è iniziato all’interno dell’ufficio accettazione. Lo stare in contatto con i vari attori dell’impianto ha reso possibile una continua conoscenza dei rifiuti e dei processi produttivi fino ad arrivare a ricoprire il ruolo di responsabile dei due impianti di Porcarelli Gino & Co. presenti su Roma. 

  1. Ci può spiegare che cosa è il CSS?

CSS è l’acronimo di Combustibile Solido Secondario, è un tipo di combustibile ottenuto dal trattamento dei rifiuti urbani e speciali non pericolosi che non possono essere recuperati ulteriormente. Tali materiali vengono utilizzati come componenti nella produzione di CSS che diventa così un combustibile alternativo, in quanto la materia prima utilizzata per la sua produzione è rappresentata da quei rifiuti o scarti di lavorazione industriali altrimenti destinati in discarica o all’inceneritore. Il CSS può essere suddiviso in due principali tipologie che si differiscono per le loro caratteristiche chimico-fisiche e per il loro status giuridico in: 

  • CSS rifiuto;
  • CSS combustibile End of Waste (EoW), che ha perso la qualifica di rifiuto e viene considerato nuovo prodotto.

A seconda della combinazione di alcuni parametri si possono avere 125 tipologie di CSS rifiuto e 18 tipologie di CSS EoW.

  1. Spesso si tende a chiamare CSS tutto quello che può essere valorizzato energicamente. È così o ci sono diversi processi di lavorazione in base alla distinzione del materiale?

Non è proprio così. Un impianto molto complesso e all’avanguardia come il nostro sottopone il rifiuto a diversi processi di lavorazione interconnessi tra di loro che possono variare in base all’utilizzatore a cui è destinato il CSS e al tipo di CSS che si vuole produrre, avendo come obiettivo primario di recuperare quanta più materia possibile, ridurre al minimo gli scarti da destinare in discarica e allo stesso tempo produrre un CSS con determinate caratteristiche qualitative in modo costante nel tempo.

Il processo di produzione del nostro CSS nel nostro impianto di Roma prevede diverse fasi:

  • Cernita manuale e meccanica a terra;
  • Triturazione e riduzione dimensionale del materiale;
  • Deferrizzazione, attraverso 3 separatori elettromagnetici per il recupero dei materiali ferrosi;
  • Doppio processo di vagliatura;
  • Separazione gravimetrica mediante separatore balistico;
  • Selezione ottica per eliminare materiale non idoneo alla produzione di CSS;
  • Selezione ad induzione dei materiali non ferrosi;
  • Cernita manuale in cabina per un ulteriore recupero di materia ed eliminazione delle impurezze;
  • Doppio processo di raffinazione per adattare la pezzatura in funzione delle tecnologie degli utilizzatori finali;
  • Eventuale pressatura.
  1. Quali sono i sistemi di controllo della qualità del CSS?

Nel nostro impianto di Roma produciamo CSS EoW e due tipologie di CSS rifiuto (un CSS high quality e un CSS low quality). Su tutte le tipologie di CSS si effettuano molteplici controlli:

  • Controlli merceologici: 

Il CSS non deve contenere determinati materiali quali ad esempio vetro, metalli ferrosi e non, plastiche contenenti elevati valori di cloro che potrebbero causare ostruzioni e danni a parti degli impianti utilizzatori durante il processo produttivo. Su quest’ultimo punto faccio un banale esempio: un materiale plastico, che potrebbe sembrare ottimale per la produzione di CSS per il suo elevato potere calorifico, può non esserlo per la presenza di Polivincloruro (PVC) che ha un altissimo contenuto di cloro. Conoscere il rifiuto da mettere a monte del processo produttivo è la base per la produzione di un buon CSS.

  • Controlli dimensionali:

Contiamo diverse tipologie di utilizzatori, ognuno con caratteristiche differenti. Tra le caratteristiche da rispettare vi è quella della dimensione del rifiuto conferito. Nel nostro impianto, lungo la linea di processo per la produzione di CSS, sono presenti due raffinatori in serie a griglie variabili che ci permettono di produrre un CSS di pezzature diverse da 150 mm a 20 mm.

  • Controlli qualitativi:

Questi ultimi sono quelli dettati dalla norma di riferimento, la UNI EN ISO 21640:2021 che è andata a sostituire la norma UNI EN 15359:2011. Questi controlli vengono effettuati da personale qualificato di laboratori chimici esterni i quali, mediante analisi chimiche effettuate ad ogni lotto di produzione (massa massima del lotto 1500 Ton), va a ricercare i seguenti parametri: 

  • PCI (Potere Calorifico Inferiore), indice del valore energetico e quindi economico;
  • Contenuto di Cloro, indice del grado di aggressività sugli impianti riceventi;
  • Contenuto di Mercurio, indice della rilevanza dell’impatto ambientale.

Inoltre, si va a ricercare il contenuto di umidità e la presenza di alcuni metalli come rame, piombo, cromo etc. Per dare un’idea della mole di controlli che effettuiamo: di media l’impianto produce dalle 100.000 a 120.000 Ton di CSS all’anno che equivalgono ad una media tra i 70 e gli 80 lotti di CSS tutti analizzati singolarmente.

  1. Sono 11 anni che l’impianto Porcarelli Gino & Co. produce CSS. Come è cambiato il mercato durante questi anni?

Purtroppo, il mercato del CSS EoW stenta a decollare. A poco è valsa l’emanazione del DM del 14 febbraio 2013 n. 22, cosiddetto decreto “Clini”, che ha lo scopo di agevolare l’utilizzo del combustibile da rifiuto nella sua versione più nobile. Basti pensare che fino al 2019 (dati del Comitato di vigilanza e controllo del CSS Combustibile, istituito presso il Ministero della Transizione Ecologica) il tasso di sostituzione dei carburanti tradizionali, come il carbone, con il CSS in Italia è stata prossima allo zero, molto al di sotto delle medie europee che, come riportato da Federbeton, si aggira intorno al 47,7%. Solo nel 2020 in Italia abbiamo osservato un incremento di percentuale che sfiora il 20%, mentre, ad esempio, in Germania si raggiunge quasi il 70%. Tale sostituzione costituisce una spinta significativa alla chiusura di un ciclo di rifiuti sempre più in affanno nel collocare a recupero o smaltimento le frazioni meno nobili, che non trovano spazio sul mercato del riciclo e che invece possono essere trasformate in CSS. Per questi motivi, sempre maggiori quantità di rifiuti vengono esportati all’estero con conseguenze economiche ed ambientali che potrebbero essere risparmiate gestendo gli stessi in maniera efficace nel nostro Paese. 

  1. Il nuovo impianto Eco.Ge.Ri. di Finale Emilia è partito a giugno 2022. Quali innovazioni porterà nella produzione di CSS?

Il nuovo impianto di Eco.Ge.Ri. è il fiore all’occhiello del nostro Gruppo. Abbiamo adottato le migliori tecniche innovative e tecnologie al servizio del settore con un grande obiettivo: migliorare ulteriormente l’efficienza nel recupero di materia dell’impianto, in perfetta sintonia con la gerarchia di rifiuti che prevede ed incentiva il recupero di materia e quello energetico allo smaltimento. Tenendo presente che il nostro impianto di Roma è già al di sopra della media nazionale con una percentuale di recupero superiore al 75%, l’impianto di Eco.Ge.Ri. è in grado di ridurre ulteriormente la percentuale di scarti da conferire in discarica. Riguardo le innovazioni, una delle macchine presenti lungo la linea di produzione, dopo le varie fasi di lavorazione e dopo il processo di raffinazione, è presente un lettore che mediante la spettroscopia NIR (tecnica non distruttiva che consente di analizzare virtualmente più componenti di qualsiasi matrice) ci permette di controllare i principali parametri qualitativi del CSS ovvero:

  • contenuto di cloro;
  • contenuto di umidità;
  • potere calorifico. 

Questi processi ci consentono di correggere possibili errori durante il ciclo produttivo, garantendo così uno scarto minimo.

  1. Cosa direbbe a chi è ancora restio all’utilizzo del CSS in sostituzione al carbon fossile?

La produzione e l’utilizzo del CSS comporta una serie di vantaggi significativi che riguardano anzitutto la salvaguardia del patrimonio ambientale. La generazione e l’utilizzo del combustibile solido secondario riduce:

  • il consumo delle risorse ambientali;
  • la dipendenza dal combustibile fossile; 
  • le emissioni di diossido di carbonio; 
  • le quantità di rifiuti destinati alle discariche. 

A questi benefici aggiungiamo quelli di natura economica con risparmio sui costi relativi all’acquisto di combustibile e materie prime. Inoltre, una maggiore sensibilizzazione sul tema della raccolta differenziata e sullo sviluppo di tecnologie per la realizzazione di impianti per il trattamento ed il riciclo dei rifiuti potrebbe essere la chiave di volta per superare il gap sociale creato sul CSS. 

Concludo dicendo che in un periodo storico come questo, in cui l’approvvigionamento energetico appare difficoltoso a causa dello scoppio della guerra in Ucraina, e dove l’Italia si trova a dover cercare nuove risorse per allentare la presa che le forniture russe esercitano sul nostro Paese, tra le possibili soluzioni c’è anche l’utilizzo di maggiori quantità di CSS.

La gestione dei rifiuti nella GDO

La gestione dei rifiuti nella GDO: intervista a Maurizio Zangrilli

La gestione dei rifiuti nei supermercati e ipermercati è un fattore determinante per garantire un futuro davvero sostenibile della nostra società. Il nostro responsabile dei rapporti commerciali con la GDO, Maurizio Zangrilli, ci spiega l’importanza della corretta gestione dei rifiuti prodotti. Ecco ciò che ne è emerso.

Partiamo dal suo ruolo in Gruppo Porcarelli.

Faccio parte dell’organico dell’ufficio commerciale della Logistica Ambientale dal gennaio 2010. Nella mia prima fase di collaborazione in azienda ho approfondito la mia conoscenza nell’ambito della gestione dei rifiuti affiancando per un periodo i miei colleghi nei vari settori aziendali. La GDO ha sempre avuto un ruolo di primaria importanza in azienda, ho cercato quindi di specializzare la mia formazione in questo ambito, ampliando la rosa dei servizi da offrire ai nostri clienti, proponendo le migliori soluzioni in termini di qualità e gestione del servizio di raccolta dei rifiuti. Nel corso di questi anni molte aziende importanti del settore, sia nazionali che multinazionali, hanno riposto in noi la loro fiducia e noi siamo orgogliosi di poterli annoverare tra i nostri clienti.

Cosa è la GDO e quale è il suo ruolo nell’economia circolare?

La gestione virtuosa dei rifiuti rappresenta il tassello più importante per applicare concretamente i principi dell’economia circolare. Non esiste sempre piena coscienza del valore aggiunto che può offrire la corretta raccolta dei rifiuti.

Come ben sappiamo quando si parla di Grande Distribuzione Organizzata (GDO) si intende generalmente un sistema di vendite al dettaglio che si articola attraverso diversi punti vendita controllati e gestiti da un’azienda principale, detta “Casa Madre”. I punti vendita in questione solitamente sono sviluppati su superfici relativamente ampie. Ciò fa capire, in minima parte la grande mole di rifiuti che può produrre una GDO, ed infatti, tali strutture hanno dimostrato di impattare in maniera importante sulla produzione di rifiuti alimentari e di imballaggi. Proprio una corretta gestione di ogni singolo rifiuto prodotto può fare la differenza, influenzando positivamente tutti i processi di lavorazione future. Proprio per la grande importanza che risiede nelle GDO noi di Gruppo Porcarelli, tramite la nostra società di servizi Logistica Ambientale, lavoriamo in stretta collaborazione con i nostri clienti per una corretta gestione dei rifiuti prodotti.

La gestione dei rifiuti nella Grande Distribuzione Organizzata è un fattore determinante per garantire un futuro davvero sostenibile della nostra società. È utile fare formazione ai dipendenti che si occupano del riempimento delle attrezzature per la raccolta?

Per nostra prassi aziendale, in fase di prima acquisizione del cliente viene eseguita una formazione da parte dei nostri operatori sul corretto funzionamento ed utilizzo delle attrezzature concesse in comodato d’uso. La corretta separazione delle varie tipologie di differenti rifiuti è il primo grande passo per l’esatta gestione degli stessi nell’intera filiera.

Selezionare bene, direttamente presso la sede produttiva, un rifiuto da imballaggio senza contaminazioni apporta un enorme vantaggio, non solo ambientale ma anche economico. Il cliente, se formato bene, è il primo anello della catena per garantire un corretto recupero di un rifiuto che può diventare risorsa.

La GDO si trova a gestire per lo più rifiuti non pericolosi, ma in quantità molto importanti. Come è possibile gestire correttamente la mole di rifiuti che arrivano poi in impianto?

La Logistica Ambientale, da sempre, investe sul continuo rinnovo del proprio parco mezzi ed attrezzature offrendo ai propri partner le migliori soluzioni tecniche, operative ed economiche che possano rispecchiare al meglio le esigenze del cliente. Si propone così un servizio su misura, che viene costruito partendo dal sopralluogo conoscitivo delle aree messe a disposizione per la gestione dei rifiuti, proponendo le migliori attrezzatture per strutturare un servizio di raccolta efficiente.

Una tipologia di rifiuti i cui quantitativi in GDO sono davvero significativi è quella dei rifiuti da imballaggio. Esistono tecnologie in grado di migliorare la raccolta di questi rifiuti? Come vi state organizzando come gruppo?

Grazie all’utilizzo di mezzi idonei e specifici per la raccolta dei rifiuti da imballaggio riusciamo ad aumentare i quantitativi trasportati per singolo viaggio, riducendo drasticamente il numero dei trasporti. In questo modo traiamo benefici soprattutto ambientali, riducendo le emissioni di CO2.

responsabilità estesa del produttore

Responsabilità estesa del produttore: articoli 178-ter e 178-bis

La Responsabilità Estesa del Produttore, o EPR che sta per Extended Producer Responsibility, rappresenta un’importante tassello in materia di legislazione ambientale. Il 26 settembre 2020 entra in vigore il D.Lgs. 116/2020 che comprende le quattro direttive del “Pacchetto Economia Circolare” dell’Unione Europea. Tale Decreto interviene profondamente sul Testo Unico Ambientale (T.U.A.), infatti con i nuovi art. 178-bis e 178-ter si istituiscono nuovi regimi di Responsabilità Estesa del Produttore, da definire con successivi decreti ministeriali.

L’obiettivo dell’ERP, è quello di assegnare al produttore la responsabilità del prodotto immesso sul mercato anche nella fase di post consumo, attribuendogli:

la responsabilità finanziaria e operativa della gestione della fase del ciclo di vita in cui il prodotto diventa un rifiuto, incluse le operazioni di raccolta differenziata, di cernita e di trattamento. Tale obbligo può comprendere anche la responsabilità organizzativa e la responsabilità di contribuire alla prevenzione dei rifiuti e alla riutilizzabilità e riciclabilità dei prodotti”.

Le specifiche del 178-ter e del 178-bis

L’art. 178-ter, introdotto dal comma 3 dell’articolo 1 del Dlgs 116 del 2020, definisce i contenuti minimi che devono avere i regimi di responsabilità estesa del produttore, come introdotti dal paragrafo 9 dell’art. 1 della direttiva 851/2018. 

I regimi di responsabilità estesa del produttore devono: 

  • definire chiaramente ruoli e responsabilità di tutti gli attori coinvolti, compresi i produttori che immettono prodotti sul mercato dello Stato membro, le organizzazioni, i gestori pubblici e privati dei rifiuti, le Autorità locali, gli operatori per il riutilizzo e la preparazione per il riutilizzo e le imprese dell’economia sociale; 
  • definire obiettivi di gestione dei rifiuti volti a conseguire gli obiettivi quantitativi rilevanti per il regime di responsabilità estesa del produttore di cui alla direttiva rifiuti (direttiva 2008/98) e alle direttive imballaggi (direttiva 94/62), pile (direttiva 2006/66), veicoli fuori uso (direttiva 2000/53) e Raee (direttiva 2012/19) e, ove opportuno, altri obiettivi quantitativi e/o qualitativi considerati rilevanti per il regime di responsabilità estesa del produttore; 
  • garantire la presenza di un sistema di comunicazione delle informazioni dei prodotti immessi sul mercato e dei dati sulla raccolta e sul trattamento di rifiuti risultanti da tali prodotti; 
  • prevedere l’adempimento degli oneri amministrativi a carico dei produttori e importatori di prodotti, nel rispetto del principio di equità e proporzionalità in relazione alla quota di mercato e indipendentemente dalla loro provenienza; 
  • assicurare che i produttori del prodotto garantiscano la corretta informazione ai detentori di rifiuti interessati circa le misure di prevenzione dei rifiuti, i centri per il riutilizzo e la preparazione per il riutilizzo, i sistemi di ritiro e di raccolta dei rifiuti e la prevenzione della dispersione dei rifiuti, nonché le misure per incentivare i detentori di rifiuti a conferire i rifiuti ai sistemi esistenti di raccolta differenziata, in particolare, se del caso, mediante incentivi economici. 

L’art. 178-bis, invece, disciplina  i criteri e le modalità di attuazione della responsabilità estesa del  “produttore del prodotto” ( inteso come qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi prodotti), nell’organizzazione del sistema di gestione dei rifiuti,  e nell’accettazione dei prodotti restituiti e dei rifiuti che restano dopo il loro utilizzo. 

Obblighi e sanzioni per la responsabilità estesa del produttore

La principale innovazione introdotta in materia di EPR riguarda l’istituzione di un Registro Nazionale dei Produttori, al quale dovranno iscriversi tutti i soggetti sottoposti al nuovo regime di responsabilità e nell’ambito del quale saranno previste sanzioni amministrative e pecuniarie nel momento in cui si verificasse la mancata o incompleta trasmissione dei dati.

Nonostante ad oggi manchino i decreti che daranno attuazione all’EPR in Italia, la Responsabilità Estesa del Produttore presenta le potenzialità per aprire le porte a nuove opportunità di innovazione di processo e di scelta di materiali alternativi, oltre a favorire lo sviluppo di un mercato dell’upgrading, del riuso e del riciclo.

A tale fine diventano importanti temi quali l’informazione verso il pubblico, l’adozione di programmi di prevenzione dei rifiuti, il miglioramento del prodotto a partire dalla fase di progettazione in modo da favorire l’estensione del tempo di vita utile del prodotto, la riutilizzabilità, la riparabilità, la riciclabilità ed il recupero dei componenti e dei materiali.

Mentre per quanto riguarda la responsabilità finanziaria, l’attenzione viene posta sulla definizione del modello di attribuzione del costo, che dovrà rispettare i criteri di trasparenza verso i consumatori e di equilibrio in termini di competitività sul mercato, senza però essere addossato alla collettività.

End of Waste carta e cartone

End of Waste carta e cartone

L’End of Waste carta e cartone è stato introdotto dal D.M. 188/2020 del 24 settembre 2020. Tale Decreto Ministeriale stabilisce i criteri della cessazione di qualifica di rifiuto per la carta ed il cartone, ponendo i materiali recuperati sullo stesso piano delle materie prime.

L’Italia, che ha una tradizione centenaria nel riciclo della carta, è sempre stata pioniera nella sua valorizzazione. Dapprima con il riconoscimento di Materia prima secondaria alla carta proveniente dalle operazioni di recupero e riciclo, ed oggi, primi in Europa, con il riconoscimento di End Of Waste, (EOW). Tale denominazione indica che il materiale di scarto ha cessato la sua qualifica di rifiuto e che può, quindi, ritornare sul mercato come un prodotto per l’industria al pari di una materia prima vergine, senza più i vincoli che esistevano per le Materie Prime seconde.

Tutto ciò permetterà un più largo utilizzo di questo materiale e favorirà un’economia dei “rifiuti riciclati” come vero motore della economia circolare.

L’End of Waste carta e cartone e i benefici per l’ambiente

I benefici per l’ambiente sono tangibili in quanto gli impianti autorizzati a produrre EOW devono applicare un sistema di gestione qualità conforme alla UNI EN ISO 9001. Infatti, il manuale del sistema di gestione deve contenere le procedure operative per il controllo delle caratteristiche di conformità alla norma UNI EN 643 e il piano di campionamento (art. 6).

Il possesso della norma UNI EN ISO 9001 è necessario per poter dimostrare il rispetto dei requisiti del Decreto, pertanto, deve essere già “attiva” al momento della presentazione dell’aggiornamento della comunicazione o dell’istanza di aggiornamento dell’autorizzazione.

L’adozione del regolamento EMAS o il possesso della certificazione ambientale UNI EN ISO 14001 permettono di ridurre a 6 mesi il periodo di conservazione del campione prelevato per la verifica di conformità ed al termine del processo in impianto, il produttore deve redigere la Dichiarazione di conformità dei materiali appena lavorati.

Dobbiamo inoltre ricordare che, i risultati operativi del Decreto consentono alle aziende di adeguarsi ai requisiti normativi, confermando la validità delle autorizzazioni all’esercizio delle aziende che operano nel settore del recupero di carta e cartone. Inoltre, tale D.M., ha dato la possibilità di commercializzare un prodotto non più qualificato come MPS (materie prime secondarie), ma come carta e cartone End of Waste (EoW).

L’EoW ed Economia Circolare

Riciclare i rifiuti ricavandone nuove materie prime è uno dei principali modi per ridurre il consumo di risorse primarie, approccio indispensabile per raggiungere la sostenibilità. Tutto ciò comporta un importante passo in avanti nella gestione responsabile delle risorse, nel prolungamento della vita dei materiali che vengono diffusi nell’ambiente e nella creazione di un’ulteriore fonte da cui ricavare la materia prima.

Dobbiamo ricordare che il settore del recupero e del riavvio della carta all’ambito produttivo funge da traino per quanto riguarda i processi di circolarità. Nel nostro Paese, infatti, il recupero della fibra da riciclo incide sul 60% della produzione cartaria. Nel comparto dell’imballaggio il tasso di riciclo ha raggiunto la ragguardevole percentuale dell’80%, ponendo il Paese in anticipo rispetto alle direttive europee, che richiedono entro il 2030 di raggiungere la soglia dell’85% di recupero. Inoltre, il riciclo della carta consente di diminuire drasticamente i rifiuti che vengono poi conferiti in discarica.

Grazie a Ricicla Centro Italia, impianto di Monte Compatri del Gruppo Porcarelli, riusciamo a dare nuova vita a carta e cartone chiudendo così il cerchio virtuoso della Circular Economy. Ricicla, rappresenta uno degli impianti di selezione di rifiuti cartacei più efficienti ed importanti, grazie alle sue 16 postazioni di cernita. Oltre 100.000 tonnellate di rifiuti cartacei annualmente vengono valorizzati nel nostro impianto attraverso un processo di selezione, cernita e raggruppamento per frazioni merceologicamente similari, ottenendo materie prime secondarie da destinare alle cartiere nazionali ed estere per la produzione di nuova carta.

omologa rifiuti

Omologa rifiuti: cos’è, a cosa serve e quando si compila

L’omologa rifiuti è il processo che consente di individuare le caratteristiche chimiche, fisiche e merceologiche di un rifiuto. La suddetta ha quindi l’obiettivo di garantire l’idoneità e l’efficacia delle lavorazioni cui il rifiuto sarà sottoposto. Omologare, infatti, significa letteralmente riconoscere omologo cioè corrispondente, conforme ad una legge a un regolamento a norme o disposizioni determinate.

Essa deve essere compilata ad ogni variazione significativa del processo originante i rifiuti e, comunque, almeno una volta all’anno.

Procedura di omologa rifiuti

La procedura di omologa prevede la verifica di corrispondenza delle caratteristiche del rifiuto in accettazione con quelle fornite in fase di programmazione del conferimento tramite apposita documentazione redatta dal produttore/detentore del rifiuto.

Infatti, il gestore dell’impianto predispone una scheda descrittiva del rifiuto che deve essere compilata in ogni sua parte dal produttore/detentore del rifiuto. Ciò perché quest’ultimo deve essere in grado di fornire le informazioni sul rifiuto prodotto dalla sua attività.

Le informazioni che sono da specificare riguardano le caratteristiche qualitative e quantitative e, se richiesto, bisognerà affiancare anche un certificato di analisi redatto secondo la normativa vigente e da eventuale ulteriore documentazione (es. scheda tecnica del materiale costituente il rifiuto, scheda di sicurezza, ecc. Tale procedura è da eseguire per garantire l’idoneità e l’efficacia delle lavorazioni a cui il rifiuto sarà sottoposto in impianto.

Infatti, la documentazione riporta diversi aspetti, come:

  • sezione anagrafica del cliente;
  • fonte ed origine dei rifiuti;
  • informazioni circa il processo che ha prodotto i rifiuti (descrizione e caratteristiche delle materie prime e dei prodotti);
  • aspetto dei rifiuti e caratteristiche merceologiche (odore, colore, morfologia);
  • CER;
  • classi di pericolo;
  • metodiche di campionamento impiegate per il prelievo dei campioni di rifiuto;
  • quantità di rifiuto accumulata;
  • periodo previsto per il conferimento;
  • frequenza e quantità presunta di conferimento;
  • modalità di confezionamento;
  • firma e timbro del produttore.

Al termine di questo controllo preventivo, la fase di accettazione del rifiuto prevederà, in occasione di ogni conferimento, la verifica di corrispondenza tra le caratteristiche del materiale con quelle fornite tramite documentazione di omologa redatta dal produttore in fase preliminare.

Nel caso si verifichino difformità tra il carico pervenuto all’ingresso dell’impianto e ciò che è dichiarato sulla documentazione può verificarsi una sospensione dell’omologa, l’interruzione dei conferimenti e il respingimento del carico dei rifiuti.

Se invece c’è compatibilità tra il rifiuto e la scheda, si consegue l’omologazione del rifiuto, ossia la dichiarazione della sua accettabilità in impianto. Il carico, quindi, viene accettato nell’impianto e la responsabilità in capo al produttore/detentore di quanto accade successivamente al rifiuto dopo il suo conferimento cessa con la ricezione della quarta copia del formulario di trasporto, controfirmato e datato in arrivo dal destinatario.

In conclusione, possiamo affermare che le procedure di omologa non è affatto una formalità, in quanto una gestione dei rifiuti effettuata correttamente fin dal principio permette di evitare di incorrere nelle sanzioni previste.

Presso i nostri impianti è possibile conferire i rifiuti con specifiche modalità operative. Contattaci per maggiori informazioni.

certificazione 14001

Certificazione 14001: perché è importante per l’ambiente

La certificazione 14001 raccoglie degli standard qualitativi ambientali alle quali le aziende e le organizzazioni devono conformarsi, per vedersi attribuire tale riconoscimento. In altre parole, l’azienda o l’organizzazione stabilisce di attuare e migliorare un proprio sistema di gestione ambientale, garantendo una conformità alle norme di legge, la gestione ambientale in modo efficace ed efficiente, e consentendo di individuare e pianificare gli interventi di miglioramento attraverso il monitoraggio dei risultati ambientali in materia di territorio.

Nell’iter che consente di diventare una azienda certificata UNI EN ISO 14001 vengono fissate anche le responsabilità specifiche in materia ambientale.

La certificazione, una volta attribuita, sigla l’impegno preso nel definire, applicare e mantenere attive le condizioni che hanno concesso il conseguimento di tale traguardo. Ciò significa che l’azienda è chiamata a rispettare con continuità gli standard e i requisiti imposti.

Vantaggi della certificazione 14001

Il conseguimento di tale certificazione è vantaggioso sotto molti punti di vista.

Tra i vantaggi principali vi è quello per l’ambiente. Attuare un Sistema di Gestione Ambientale significa un utilizzo cosciente delle risorse. La capacità di riconoscere il proprio impatto ambientale permette di applicare strategie coerenti per un minor inquinamento di suolo, aria e acqua. Garantendo così, non solo un operato più consapevole ma anche più sostenibile.

Un altro vantaggio lo possiamo ritrovare nel riflesso che tale certificazione ha sull’immagine aziendale, in considerazione dell’aumentata sensibilità ambientale dell’opinione pubblica. Oltre all’accrescimento del valore che comporta tale riconoscimento, si acquisisce anche maggior autorevolezza nell’ambito del posizionamento sul mercato. La certificazione 14001 infatti, permette di

  • accedere a gare di appalto per le quali tale certificazione è citata come requisito essenziale;
  • abbattimento dei costi ambientali diretti e indiretti;
  • maggior efficienza a livello sia operativo che direttivo, con conseguente risparmio economico.

Infine, e non per importanza, vi è il vantaggio per i clienti. Affidarsi ad un’azienda certificata per le proprie partnership consente di massimizzare gli sforzi in ambito di tutela ambientale.

Del Gruppo Porcarelli, sono dotate della certificazione UNI EN ISO 14001:2015 le società: Porcarelli Gino & CO. (impianti di trattamento rifiuti), Logistica Ambientale (società di servizi) e Ricicla Centro Italia (impianto per la valorizzazione ed il commercio di carta e cartone).

L’efficienza organizzativa portata dalla certificazione dei sistemi di gestione qualità e ambiente deriva anche e soprattutto dal coinvolgimento dei diversi livelli dell’organizzazione nel raggiungimento di un obiettivo comune e dalla standardizzazione di gran parte delle procedure interne.

L’adozione di un sistema di certificazione ambientale è un vero e proprio strumento di gestione e controllo degli impatti negativi sull’ambiente (con opportunità di riduzione degli sprechi energetici e di materie prime) e dei propri obblighi di legge sia in termini di rispetto delle scadenze sia per quanto riguarda il recepimento degli aggiornamenti legislativi. In più, tali sistemi determinano uno stimolo a innovare attraverso l’attivazione di nuovi investimenti per consentire il bene comune partendo dall’ambiente.

intervista unirima

L’importanza degli impianti che riciclano carta e cartone: intervista all’Ing. Francesco Sicilia Direttore Generale di Unirima

Il settore della raccolta e del recupero di carta e cartone è un comparto storico dell’industria green in Italia. Per raccontare l’importanza degli impianti di produzione di materie prime secondarie abbiamo intervistato l’Ing. Francesco Sicilia, direttore generale di Unirima.

Iniziamo parlando di cosa è UNIRIMA l’Unione Nazionale Imprese Recupero e Riciclo Maceri e dell’importanza di fare Associazionismo in questo settore.

UNIRIMA è un’associazione di categoria autonoma nata dalla fusione di Unionmaceri e Federmacero per dare voce unitaria alle due anime del settore ovvero gli “Impianti di Recupero/ Riciclo carta” e “Commercianti di carta da macero” e rappresentare e tutelare le imprese attive nel settore della raccolta e del recupero, riciclo e commercializzazione della carta da macero. Le principali attività delle imprese associate sono pertanto:

  • la gestione degli impianti di trattamento rifiuti autorizzati alle operazioni di recupero/riciclo per la produzione di carta materia prima – end of waste (c.d. “carta da macero”) ai quali vengono conferite le raccolte differenziate di carta e cartone provenienti sia dai Comuni che dalle attività commerciali, artigianali, industriali e di servizi;
  • il commercio della “carta da macero”.

La rappresentanza istituzionale è uno strumento fondamentale per porsi come interlocutori credibili nei confronti dei soggetti pubblici e privati per sostenere, promuovere e tutelare le istanze degli associati. L’associazione consente ai rappresentanti delle imprese di essere presenti in ambito nazionale ed internazionale ai più importanti tavoli istituzionali del settore, sia tecnici che politici.

Quale è il ruolo degli impianti che riciclano la carta ed il cartone come Ricicla Centro Italia, l’impianto di Monte Compatri del Gruppo Porcarelli nell’ambito della economia circolare?

Il settore del trattamento dei rifiuti di carta e cartone annovera in Italia circa 600 impianti di recupero/riciclo ai quali vengono conferite le raccolte differenziate di carta e cartone provenienti dai Comuni e dalle attività economiche. La loro localizzazione è piuttosto capillare ed omogenea, infatti, in termini di rapporto tra il numero di abitanti e quello degli impianti, il dato fra Nord, Centro e Sud è pressoché identico. Il nostro Paese ha superato con dieci anni di anticipo il tasso di riciclo degli imballaggi cellulosici fissato all’85% dalla Comunità Europea da raggiungere entro il 2030. Il valore quest’ultimo che si colloca ben al di sopra della media europea, a dimostrazione di come le imprese italiane del settore siano efficienti. Gli impianti del riciclo della carta, come appunto Ricicla Centro Italia, rappresentano il centro nevralgico dell’economia circolare e producono un vero e proprio valore aggiunto su scala internazionale per il nostro Paese.

Come sta cambiando il vostro settore e quali saranno le prossime sfide che dovrete affrontare?  

Occorre garantire alle imprese la possibilità di innovare, partendo soprattutto da un consistente ammodernamento impiantistico. Si tratta di una condizione irrinunciabile per raggiungere e conseguire gli obiettivi fissati dal Pnrr. Non è inoltre più rinviabile sviluppare una maggiore concorrenza, colmando il divario di competitività che su molti fronti ancora separa l’Italia dal resto d’Europa; occorre, pertanto, intervenire per ridurre le rendite monopolistiche assicurando dinamiche competitive ed agendo sulle criticità connesse alla mancata piena applicazione del principio di concorrenza, che ha un valore cruciale nel settore del recupero e del riciclo. La semplificazione del quadro normativo e amministrativo, la tutela del mercato e gli investimenti nell’innovazione degli impianti di recupero di materia prima secondaria/end of waste dai rifiuti, restano quindi gli obiettivi principali.

Cosa si sente di dire, ai cittadini, agli operatori del settore ed alla classe politica per facilitare le attività di questi impianti che, ricordiamolo, svolgono servizio di pubblica utilità?

Sono necessari percorsi di sensibilizzazione rispetto all’economia circolare, con spazi formativi ad hoc a partire dalle scuole. Si costruiscono così le fondamenta per sviluppare, diffondere e consolidare corretti comportamenti civici e la consapevolezza di come il recupero di materia sia un fattore determinante per l’ambiente e per la nostra economia. Nel complesso, a livello istituzionale e politico, occorre che dalle politiche e dai principi generali si passi a creare condizioni operative che permettano la concreta attuazione delle azioni necessarie alla transizione verso un’economia circolare. Il baricentro di questo processo deve risiedere nella concorrenza, che ha un valore cruciale nel settore della gestione dei rifiuti, nella misura in cui è idonea a garantire adeguati sbocchi di mercato a input produttivi che, realizzati attraverso le attività di recupero e riciclo, possono sostituire input realizzati in materia prima vergine. Questo modello circolare contribuisce a rendere più efficiente l’utilizzo di risorse scarse, garantire competitività e il rispetto degli obiettivi fissati dalle direttive europee.

Dichiarazione ambientale cos'è

Cos’è la Dichiarazione Ambientale di un’attività produttiva?

La Dichiarazione Ambientale comunica l’impatto e gli obiettivi ambientali che ha un’azienda. Tale dichiarazione è definita in base al Regolamento CE 1221/2009 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 25 novembre 2009, in cui vi è un sistema comunitario di ecogestione e audit denominato EMAS, al quale può aderire volontariamente qualsiasi Organizzazione che intenda valutare e migliorare le sue prestazioni ambientali e comunicarle al pubblico.

Come aderire al regolamento EMAS

L’organizzazione o l’azienda che intende aderire al Regolamento EMAS è tenuta a svolgere i seguenti compiti:

  • Effettuare l’analisi ambientale con la quale viene stabilita la posizione iniziale dell’organizzazione rispetto alle condizioni ambientali;
  • Stabilire la propria politica ambientale cioè gli obiettivi ed i principi generali di azione rispetto all’ambiente, definendo il quadro di riferimento per fissare obiettivi specifici e traguardi;
  • Elaborare il programma ambientale che contiene una descrizione delle misure adottate per raggiungere gli obiettivi specifici ed i traguardi, conseguenti alla politica ambientale;
  • Implementare ed attuare il sistema di gestione ambientale, conforme alla norma ISO 14001, che consente di sviluppare, mettere in atto, realizzare e mantenere la politica ambientale;
  • Effettuare l’auditing, cioè svolgere una valutazione sistematica, periodica, documentata e obiettiva delle prestazioni dell’organizzazione, del sistema di gestione ambientale e dei processi destinati a proteggere l’ambiente;
  • Redigere la Dichiarazione ambientale, rivolta al pubblico, che comprende informazioni relative a:
    • storia del sito;
    • politica ambientale;
    • descrizione delle attività dell’Organizzazione;
    • compendio di dati relativi all’analisi ambientale effettuata sul sito;
    • tutti gli aspetti ambientali rilevanti.

La Dichiarazione ambientale viene sottoposta a validazione da parte di Verificatori accreditati e viene inviata all’Organismo competente, che provvede all’iscrizione del sito nel registro europeo dei siti conformi al regolamento CEE, e autorizza contemporaneamente la pubblicazione della dichiarazione ambientale validata e l’utilizzo del logo.

La Logistica Ambientale, società di servizi del Gruppo, nella scelta di aderire ai Regolamenti Emas CE 1221/2009, UE 1505/2017 e UE 2018/2026, ha confermato l’impegno che l’azienda mette nella salvaguardia dell’ambiente ed il suo contributo per la tutela del patrimonio naturale. Pertanto, in data 10/02/2022 ha redatto la nuova Dichiarazione Ambientale (scoprila cliccando qui). Oltre alla presa in carico delle Migliori Pratiche di Gestione Ambientale (BEMP) promosse con la Decisione 2020/519/UE, l’azienda punta a migliorare le prestazioni nella gestione dei rifiuti in accordo agli altri dettati comunitari, Direttiva 2008/98/CE con in primis i principi di economia circolare in Italia recepiti dai D. Lgs. 116 – 120/2020.

Gruppo Porcarelli

Gruppo Porcarelli e le iniziative per l’ambiente

Le aziende del Gruppo Porcarelli sono presenti con la loro attività in tutta la filiera dell’economia circolare. Dalla raccolta al trasporto fino alla valorizzazione delle materie prime, il Gruppo ha sempre consentito la tracciabilità di tutta la vita del rifiuto.

Oltre al principio cardine “dare valore ai rifiuti”, Gruppo Porcarelli ha implementato l’amore per l’ambiente tramite diverse iniziative:

  • Il progetto Treedom;
  • L’ammodernamento del parco automezzi della Logistica Ambientale;
  • Contribuendo a raggiungere l’obiettivo europeo di riciclaggio di carta e cartone;
  • Il credere fin dall’inizio al CSS, per il recupero dei rifiuti speciali e rifiuti urbani non pericolosi;
  • Implementando negli impianti nuove tecnologie per raggiungere obiettivi ecosostenibili;
  • Impegnandoci in progetti di formazione scolastica per coadiuvare nella formazione i giovani nei progetti green.

Il progetto Treedom

In collaborazione con Treedom abbiamo deciso di restituire all’Ambiente una parte di ciò che, inevitabilmente, con azioni quotidiane gli viene sottratto. Questa foresta nasce dalla volontà di dare un aiuto concreto al nostro Pianeta, sia dal punto di vista ambientale che sociale.

Attualmente abbiamo due foreste: Gruppo Porcarelli e Logistica Ambientale per Henkel.

La prima foresta, Gruppo Porcarelli, è in Guatemala ed è, ad oggi, formata da 500 alberi. Questo numero verrà rigenerato di anno in anno per ridurre le emissioni di CO2, offrire un’alternativa sostenibile alla monocultura e tutelare la biodiversità locale. Oltre al lato ambientale abbiamo pensato anche al lato sociale: stiamo contribuendo, coinvolgendo circa 80 contadine, alla creazione di opportunità non solo alimentari ma anche economiche e sociali delle donne all’interno della comunità.

La seconda foresta, Logistica Ambientale per Henkel, è nata dalla partnership tra le aziende, si trova in Ecuador e ha un numero iniziale di 50 alberi. Attraverso il processo di fotosintesi degli alberi si sottrae naturalmente la Co2 dall’atmosfera, dove questa si accumula a causa di diversi fattori, tra cui l’operato dell’uomo. Ciò per cercare di ovviare alla naturale emissione di Co2 proveniente dalle aziende, con la creazione di una nostra foresta e, da ora, una foresta volta a celebrare l’impegno di Logistica Ambientale ed Henkel.

L’ammodernamento del parco automezzi di Logistica Ambientale

La Logistica Ambientale, società di servizi del Gruppo, si occupa anche del trasporto dei rifiuti. Proprio per la quantità di rifiuti gestiti, 216.500 tonnellate nel 2021, ci occupiamo del continuo ammodernamento del parco automezzi. Utilizzare mezzi di nuova tecnologia a basso rilascio di emissioni aiutano i delicati equilibri ambientali ci rende ancora più sostenibili . Questa è una delle tante propositive iniziative ambientali che ci hanno permesso di raggiungere la medaglia d’oro Ecovadis nel marzo 2022 per Logistica Ambientale.

Il CSS e l’implementazione di nuovi impianti per il raggiungimento di obiettivi ecosostenibili

Il CSS rappresenta una fonte energetica alternativa a basso contenuto di carbonio, meno impattante sIl CSS rappresenta una fonte energetica alternativa a basso contenuto di carbonio, meno impattante sull’ambiente rispetto al carbone, al gas e al petrolio. Una delle attività dell’azienda madre del nostro Gruppo, la Porcarelli Gino & Co., è finalizzata al recupero di materie prime ed alla produzione di Combustibili Solidi Secondari (CSS). Con Eco.Ge.Ri., nel nuovo impianto in partenza a Finale Emilia (MO), ci occuperemo della produzione di CSS di altissima qualità. (Leggi di più sull’impianto cliccando qui).

Obiettivo di riciclo di carta e cartone raggiunto

Nel 2020 il tasso di riciclo degli imballaggi di carta e cartone in Italia è arrivato all’87,3%. L’obiettivo europeo è fissato all’85% al 2035. Possiamo asserire di aver raggiunto tale traguardo anche grazie al nostro impianto.
Oltre 70.000 tonnellate di rifiuti cartacei annualmente vengono valorizzati nel nostro impianto Ricicla Centro Italia attraverso un processo di selezione, cernita e raggruppamento per frazioni merceologicamente similari, ottenendo materie prime secondarie da destinare alle cartiere nazionali ed estere per la produzione di nuova carta.

Progetti di formazione scolastica

Tutto il Gruppo partecipa attivamente alla formazione di studenti per prepararle ad un mondo sostenibile . In basso la foto dei ragazzi che a completamento del Corso di Alta Formazione in Urban Mining ed Economia Circolare per la Produzione di Materie Prime Secondarie organizzato dalla Sapienza Università di Roma hanno visitato il nostro impianto di Ricicla Centro Italia.

end of waste

End of Waste: quando un rifiuto smette di essere tale

La nozione di End of Waste nasce in ambito comunitario con la direttiva 2008/98/CE del 19 novembre 2008, direttiva quadro in materia di rifiuti.

Un rifiuto cessa di essere tale quando è stato sottoposto ad un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio, e soddisfi tutti criteri specifici stabiliti dall’art. 6 della direttiva quadro, come modificata dalla Direttiva 2018/851/UE, di seguito riportate:

  • “La sostanza o l’oggetto sono destinati ad essere utilizzati per scopi specifici;
  • Esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto;
  • La sostanza o l’oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti;
  • L’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana.

Soddisfatte contestualmente tutte le condizioni, il rifiuto risultante dal processo di recupero non è più tale in quanto è oggettivamente divenuto un prodotto.”

Nel recepire la direttiva 2008/98, nel Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è stata introdotta la disposizione di cui all’art. 184-ter, “Cessazione della qualifica di rifiuto”. Il quale oltre a riportare i punti della direttiva sopra citati, dispone al comma 2 che: “L’operazione di recupero può consistere semplicemente nel controllare i rifiuti per verificare se soddisfano i criteri elaborati conformemente alle predette condizioni.”

In conclusione “la sottoposizione del rifiuto ad un’operazione di recupero affinché possa cessare di essere tale, deve essere intesa quale operazione il cui principale risultato è quello di permettere al rifiuto di svolgere un ruolo utile, sostituendo altri materiali che sarebbero rimasti utilizzati per assolvere ad una particolare funzione all’interno dell’impianto o nell’economia generale” (Cass. Pen. N. 19211 del 21 aprile 2017).

Normative in materia di end of waste

Negli ultimi due anni sono intervenuti tre significativi interventi legislativi alla materia dell’End of Waste:

  • Il DL Sblocca Cantieri (DL 32/2019 convertito con modificazioni dalla legge 14 giugno 2019 n. 55) che aveva riformato il precedente testo normativo riguardo l’applicazione delle disposizioni normative a cui riferirsi, in attesa dell’emanazione di decreti ministeriali da parte del Ministero dell’Ambiente per la definizione dei criteri da adottarsi per determinare quando un rifiuto poteva cessare dall’essere considerato tale ed acquisire la qualifica di “end of waste”. Inoltre, era sottolineata la possibilità di includere se necessario valori limite per le sostanze inquinanti e tenendo conto di tutti i possibili effetti negativi sull’ambiente della sostanza o dell’oggetto.
  • Il DL Crisi aziendali (DL 101/2019 convertito all’art. 14-bis), in cui:
    • viene sostituito il criterio della “destinazione” con quello del comune utilizzo per scopi specifici;
    • vengono definiti i criteri di valutazione per il rilascio delle autorizzazioni per lo smaltimento ed il recupero dei rifiuti;
    • vengono definiti i criteri di valutazione delle imprese in possesso di certificazione ambientale;
    • si definiscono i criteri per la ricerca e la sperimentazione;
    • ed infine si delinea l’autorizzazione integrata ambientale – AIA.
  • Il DL Semplificazioni (DL 77/2021) o Decreto Semplificazioni torna in modifica della disciplina dell’End of Waste, sulla cessazione della qualifica di rifiuto apportando una nuova modifica all’art. 184 ter, di seguito elencate:
    • comma 3: in cui si delinea l’obbligatorio e vincolante parere dell’ISPRA o dell’Agenzia regionale di protezione ambientale territorialmente competente al rilascio dell’autorizzazione al recupero dei rifiuti;
    • comma 3-ter: soppressi il secondo e terzo periodo che riguardavano i riferimenti al procedimento di controllo;
    • commi 3-quater e 3-quinquies abrogati. Quest’ultimi riguardavano lo snellimento della procedura per le autorità competenti.